Biscotti 'nzuddi, Paste di mandorle, Latte di Mandorla
Anteprima assoluta per Dulcinea
Presidio Slow Food dell'Ape Nera Sicula
L'ape sicula è un'ape scurissima, pressoché nera, una razza che popola da millenni la Sicilia ma che si trova in questo momento a forte rischio di estinzione. È rimasto infatti un solo allevatore di api regine. L'ape nera sicula si differenzia dalla comune Apis mellifica ligustica - detta anche ape italiana - perché ha colore appunto scuro e per via delle ali, più piccole. E' molto docile e produttiva - anche a temperature elevate, quando le altre api si bloccano - e sopporta bene gli sbalzi di temperatura. Produce mieli eccezionali da essenze tipiche dell'isola quali timo, sulla e nespolo.
Area di produzione: Isole Eolie, massiccio delle Madonie e dei Nebrodi (provincia di Palermo e Messina)
...anni fa, misi alla prova me stesso ed invece di acquistare il miele che consumavo da un vecchio apicoltore della mia città, provai a produrlo io... ed ora ho un'azienda con circa 1500 alveari. Il laboratorio sorge in campagna, alle pendici del parco del San Calogero, ed è lì che smeliamo, invasettiamo ed immagazziniamo i nostri prodotti, mentre i nostri apiari sono dislocati in tutta la Sicilia, in quanto avendo orientato la produzione del miele soprattutto verso i mieli monofloreali si rende necessario trovare grandi estensioni di fiori della stessa specie.
Quasi un ventennio di lavoro con l’Ape mellifera sicula in purezza, oltre un lavoro di comparazione tra Ape sicula ed Ape ligustica svolto in collaborazione con l’Istituto di biologia cellulare dell’Università degli studi di Palermo, mi consente di affermare che l’Ape sicula pura oltre all’estrema docilità (che permette di effettuare ogni tipo di operazione senza l’uso della maschera), nel clima mediterraneo è un’ape insuperabile su tutti i fronti :precocità, resistenza alle malattie, scarsa tendenza al saccheggio, basso consumo di miele, capacità di svilupparsi anche partendo da piccoli nuclei.
Le api sono una componente vitale degli ecosistemi e sono fondamentali per il loro funzionamento. Perdere parte della loro biodiversità significherebbe mettere a rischio la sopravvivenza di un gran numero di specie botaniche che dipendono dalle api per il loro successo riproduttivo.
Il termine biodiversità unisce in una sola parola il concetto di “diversità biologica” intesa come la totalità delle forme di vita presenti sulla terra. L’Articolo 2 della Convenzione di Rio de Janeiro del 1992 la definisce come “la variabilità presente negli organismi provenienti da tutti i sistemi biologici e i complessi ecologici di cui sono parte; ciò include la diversità all’interno di una specie, tra le specie e tra gli ecosistemi”. Siccome ciò che noi osserviamo è il risultato dell’interazione tra una componente genetica e l’azione dell’ambiente, la salvaguardia della biodiversità passa anche attraverso la valutazione e la conservazione della variabilità genetica esistente.
Anche per l’ape italiana (A. m. ligustica), la maggior attenzione dedicata alla selezione e alla riproduzione a fini commerciali, ha progressivamente condotto a trascurare le popolazioni locali, forse economicamente meno pregiate ma portatrici di caratteristiche utili all’adattamento nei rispettivi ambienti di origine, con l’inevitabile conseguenza di metterne a rischio la biodiversità. Un caso estremo è quello della Sicilia: negli ultimi decenni la massiccia importazione nell’isola di api di razza ligustica, più adatte a un’apicoltura di tipo intensivo, ha compromesso l’integrità genetica delle popolazioni di A.m. siciliana, tanto che oggi Slow Food Sicilia è riuscita a promuovere il Presidio Ape Nera Sicula per il recupero e la salvaguardia dell’ape sicula in purezza. In effetti allo stato attuale delle cose, nella gran parte della Sicilia prevalgono popolazioni di api ibride.
L'ape siculasi differenzia dalla ligustica per il suo colore scuro e per la dimensione delle ali più piccola. La colorazione più scura è dovuta alla colorazione completamente bruna dei primi tergiti addominali. Si differenzia invece dalle altre api scure per la colorazione giallastra dei peli del torace e dell'addome.
Lo sviluppo precoce della covata tra dicembre e gennaio, consente di avere api giovani, quindi maggiore durata e dinamicità rispetto all'ape ligustica ed altre api nordiche, che hanno il blocco di covata invernale.
L'Ape sicula ha consumi di miele molto ridotti, ciò consente a parità di scorte di miele una maggiore probabilità di sopravvivenza della famiglia nei periodi di scarso raccolto.
Razza fortemente sciamatrice e forte propolizzatrice. Ha la particolarità di un breve periodo di convivenza di entrambe le regine poiché la sciamatura avviene solo dopo la nascita della nuova regina.
A partire dagli anni trenta nella Sicilia orientale (Catania e Siracusa), dove per tradizione l'apicoltura è più forte, e successivamente negli anni settanta e ottanta nella Sicilia occidentale si è assistito alla massiccia ibridazione dell'ape sicula per la forte importazione delle più svariate sottospecie. Tale situazione era forse dovuta alla praticamente assoluta mancanza in Sicilia di apicoltori dediti all'allevamento di api regine o di sciami artificiali. L'ibridazione ha così causato un aumento dell'aggressività, ha ridotto la tenuta del favo e aumentato la propensione alla sciamatura delle stesse razze importate e successivamente ibridatesi. A riprova del danno causato dalla sconsiderata importazione nel 2002 si sono avute fortissime morie di famiglie nelle zone orientali rispetto alle meno ibridate zone occidentali.
I Presìdi sono progetti di Slow Food nati per tutelare i piccoli produttori e per salvare i prodotti artigianali tradizionali di qualità a rischio di estinzione: sono 300 in tutto il mondo, tra questi, oltre 190 sono realizzati in Italia. Il loro obiettivo è garantire un futuro a contadini, pastori, pescatori, artigiani: valorizzando saperi antichi, culture, territori, cercando nuovi sbocchi di mercato, organizzando i produttori.
A livello internazionale i Presìdi sono realizzati grazie alla Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus, nata a Firenze nel 2003, grazie al sostegno della Regione Toscana. Promuove un’agricoltura sostenibile, rispettosa dell’ambiente, delle tradizioni e dell’identità culturale dei popoli.
Presidio della manna delle Madonie
Dalla corteccia dei frassini di Castelbuono e Pollina, nelle Madonie, si ottiene una sostanza azzurrina e resinosa che, esposta al sole, si rapprende trasformandosi nella manna, un dolcificante naturale a bassissimo contenuto di glucosio e fruttosio. La tecnica per raccoglierla è antichissima ed è sopravvissuta soltanto in questo angolo di Mediterraneo. Non tutta la manna è di alta qualità: solo quella che scivola a stalattite senza toccare la corteccia è purissima (la cosiddetta “manna eletta”).
Area di produzione: Comuni di Castelbuono e di Pollina (provincia di Palermo).
produce manna dai 500 frassini della sua terra, proseguendo la tradizione del padre, del nonno e del bisnonno.
Ha inventato un metodo per estrarla più pura, attaccando vicino all’incisione del tronco da cui sgorga questa linfa dei fili di nylon lungo i quali la manna cola, solidificandosi subito. Produrre manna pura ha significato la possibilità di venderla direttamente e quindi di eliminare almeno 4 intermediari. Delle sue giornate trascorse in campagna dice: “qua la solitudine non esiste: diventa tutta una curiosità, uno studio. Fare la manna non è solo raccogliere, è una forma di simbiosi… Io se produco qua, di questa terra devo conoscere i fiori, devo sentire il posto…”.
La produzione di manna va dai primi di luglio a settembre. Le incisioni vengono fatte orizzontalmente, a circa 2 cm una dall’altra e iniziano dal basso del tronco, non si devono mai sovrapporre. Per incidere – ntaccare - tutte le sue piante, Giulio ci mette circa 3 ore al giorno.
Giulio è a Dulcinea con la sua manna, le confetture di arance di Sicilia dolcificate alla manna, il cioccolato di Modica alla manna e il caciocavallo podolico con il cuore di manna.